C'è ancora una speranza?

12 AGO 20
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"Non condivido ciò che dici ma morirei perché tu possa dirlo". Lo declama chiunque si augura che l’avversario ingerisca la cicuta, accidentalmente o volontariamente, e divide il prossimo in giusti e peccatori, buoni e cattivi, antiberlusconiani e non. È oramai questo il clima che si respira nel Belpaese. Non mi piace l’antiberlusconismo che dilaga. Mi ricorda i lanci di monetine di craxiana memoria, e non mi sembra che dall’esperienza siamo usciti candidi. Anzi, il clima è peggiorato. È difficile indicare di chi è la colpa perché tutti noi, schiavi di ideologie inconciliabili, abbiamo contribuito all’avvelenamento. Se non ci decidiamo per un sistema che alla base unisca diversità e condivisione della ricchezza, ci ritroveremo sempre una classe di politici ondivaga: di difensori del capitalismo che qui non è mai stato un vero capitalismo, e di seguaci di un socialismo orfano del comunismo che immagina qualcosa d’altro. Il capitalismo ha regole ferree. Chi sbaglia va in galera. Invece, il potere che conta sfugge a questa logica. Non si possono regalare (perché è un regalo checche se ne dica) 40 milioni di euro a un banchiere - lo scrive scandalizzato il Financial Times - affinché i poteri che fanno/disfano la politica nel Belpaese possano continuare ad arricchirsi indisturbati, con destra e sinistra allegramente silenziosi (conniventi). Abbiamo un Berlusconi che in politica non doveva entrarci come tycoon, e un centro-sinistra sulla cui autonomia meglio stendere un velo pietoso. E a chi pensa sia patriottico cacciare Berlusconi, bisogna dire che dall’opposizione arriveranno soluzioni concordate con i poteri che li sostengono. L’antiberlusconismo è una battaglia di riposizionamento, non certo una guerra per ridare alla politica il primato del buon governo.